Il colle che sporge a est dalla collina offre una bella veduta del paese e del basso lago fino oltre Angera ed Arona.

Lì sorge quella che fino al 1795 fu la chiesa parrocchiale.

Nel Quattrocento e in epoca medievale fu una cappella dipendente dalla Pieve di Baveno.

Con il suo elegante campanile romanico che a sud e a nord si specchia nelle acque azzurre del Lago Maggiore essa costituisce da circa otto secoli il più visibile e caratteristico elemento identificativo del luogo.

Un' idea delle diverse fasi costruttive con le quali si cercò di soddisfare le esigenze religiose della crescente popolazione può essere ricavata dalla pianta affissa all'interno della chiesa.

La nuda chiesina romanica originaria, le cui fondazioni absidali furono messe in luce dagli scavi degli anni Sessanta del secolo scorso, con le trasformazioni successive intraprese prevalentemente nel Cinquecento strappando lo spazio alla collina, è diventata la parrocchiale a tre navate affrescate che ora fa intuire al visitatore l'atmosfera spirituale di altre epoche.

Il passaggio del titolo parrocchiale alla chiesa nuova la Chiesa Vecchia assolve ancora alle funzioni come chiesa dei morti, collegate con l'attiguo lindo e panoramico cimitero.

Più frequentemente è richiesta per la celebrazione del Sacramento delle loro nozze da coppie di sposi, anche forestieri, attirati dallo splendore del paesaggio e dalla grazia severa dell'ambiente.

LUOGHI CULTURALI

Chiesa Vecchia

Chiesa Parrocchiale

Si parte dalla piccola Piazza San Carlo, centro del paese in Via Mazzini, la strada del Sempione.

Il momento pìù adatto per la visita è il mattino, quando il sole attraverso gli ampi finestroni rischiara la volta, i dipinti e le decorazioni, conferisce una tonalità calda e luminosa al suggestivo raccoglimento dell'armonioso interno. Si consiglia quindi una visita mattutina.

La chiesa fu costruita come oratorio di San Carlo appena fu proclamata la sua santità (1610).

Tra i numerosi oratori, cappelle, chiese che in tutta la cristianità attestano la grande devozione nutrita dai cattolici verso il santo aronese, questo fu uno dei primi ad essere eretto.

Per la vicinanza alle case e la disponibilità di una cappellano già nel 1636 fu sempre di più preferito alla scomoda Parrocchiale, che dominava il paese dal colle, dedicata alla Purificazione di Maria.

Così nel 1772 si giunse al trasferimento del titolo e nel 1795 al riconoscimento canonico della parrocchialità come chiesa della Purificazione di Maria Vergine e di San Carlo.

Lo sviluppo dell'edificio nel tempo è strettamente legato alla vita del popolo primitivo schema a due cappelle laterali adempie a un voto fatto dalla comunità a San Giuseppe e a liberata dalla peste del 1631. Lo attesta un grande quadro che nel 1683 fu fatto collocare nella cappella dedicatagli ed ora è conservato in sacristia.

Rappresenta con realismo singolare il paese come era allora, singolare e autentico documento di storia oltre che di fede.

La stessa fede sta all'origine dell'istituzione della Compagnia di San Giuseppe e Sant’Anna, tuttora esistente, per essere rivolta ad ottenere per la sua intercessione una buona morte.

L'attuale pianta a sei cappelle è posteriore a quella data, ma anteriore al 1715, quando il nuovo arciprete Giuseppe Colombari per la nuova cappella fece intagliare dallo scultore Francesco Camago la statua lignea della Vergine dei dolori, invocata in un momento di grande miseria perché da cinque anni non si faceva vendemmia ed allora il vino era la maggiore risorsa del paese.

Un'altra carestia dovuta a dieci anni di grandinate e a una malattia delle viti si verificò nel 1853.

La popolazione ricorse di nuovo alla protezione della Vergine, invocata anche per scongiurare la degenerazione dei costumi che, sotto il pretesto di libertà, diffondeva la bestemmia, la corruzione, l'incredulità e il disprezzo della Religione.

Così lasciò scritto l'arciprete Lavarini, che prese l'iniziativa, come atto straordinario di devozione, supportato generosamente dalle donne del paese nonostante la povertà generale, di far dorare la statua dell'Addolorata. Singolarità in questa chiesa è l'impronta unitaria della decorazione interna, benché molti elementi fossero stati qui trasferiti dalla Chiesa Vecchia in tempi diversi.

Essa è dovuta alla scelta dei soggetti biblici, teologici e storici compiuta dall'arciprete teologo Carlo Gozzini e alla realizzazione artistica del decoratore Secchi e del pittore Luigi Morgari, che dal 1904 al 1909 lavorò con ispirazione autentica ed esiti di grande bellezza alla raffigurazione dei temi individuati dal parroco.

Un foglio sulla balaustra della prima cappella riporta lo schema dei dipinti e permette di rendersi conto dello sguardo davvero universale (cattolico) che unifica la volta del presbiterio, la navata, le sei cappelle (dell'Immacolata, del Crocifisso, della Madonna del Rosario, di San Giuseppe, dell'Addolorata, di San Carlo), dei pilastri, delle tavole di rame della Via Crucis.

Don Gozzini integrò nel contesto della nuova decorazione le tele più antiche e già collocate alle pareti del presbiterio (le quattro di G.B. Calza ai lati, Gesù Risorto sul fondo e la Presentazione di Gesù al di sopra), della cappella di san Giuseppe (che con Sant'Anna ottiene dal Signore la fine della pestilenza) di San Carlo (che contempla il Crocifisso, mentre i tre quadretti sono del belgiratese Giovanni Rosa), della Madonna del Rosario (di G.B. Discepoli, inquadrata nell'ancona lignea dorata, raffigurante i Misteri del Rosario, di Bartolomeo Tiberino).

Di grande pregio e varietà di timbri è anche l'organo della ditta Bossi donato alla Parrocchia da Giuseppe Antonio Conelli nel 1846.

Usciti dalla chiesa salite la scalinata, poi piegate a destra.

La strada che percorrete è un tratto del percorso della Via Crucis, il circuito penitenziale chescendendo a sud dal colle della Chiesa Vecchia attraversava il paese per poi risalire dall'altro lato.

Esso era costituito da quindici cappelle erette di fianco alla strada, ciascuna delle quali rappresenta una scena del cammino doloroso compiuto da Nostro Signore portando la croce verso il Golgota.

La Via Crucis fu eretta per iniziativa dei Padri Riformati, autorizzati dal vescovo Giberto Borroromeo, come risulta da una descrizione risalente al 1716.

Le sette cappelle longo il tratto in discesa sono state abbattute o trasformate dopo la scomparsa degli affreschi.

L'unica cappella del tratto urbano è quella ora trasformata, posta alla sommità dello scalone.

Per vedere le cinque cappelle conservate occorre procedere oltre la casa parrocchiale e appena oltrepassato un ponticello pensile piegare a sinistra nel punto dove si fronteggiano una cappella devozionale moderna, costruita alla fine della Seconda Guerra Mondiale, e la nona stazione della Via Crucis.

Quanto resta dei dipinti originari, di recente restaurati, fa intuire scene drammatiche, rivissute con forte patos dagli artisti anonimi che ridipingevano l'intonaco posto a ricoprire le immagini della versione precedente ormai cancellate svanite.

Dove ora s'incrocia il ponte della ferrovia stava la dodicesima stazione, e per costruire tombe gentilizie fu distrutta l'ultima cappella al termine del percorso.

Il visitatore ecclesiatico del 1716 ne lasciato la seguentedescrizione: "Indisiegue altra capeletta dipinta con la Beata Vergine sotto li occhi della quale si rittrovano raccolti tutti li stromenti della Passione di Giesù Cristo dedicata a spasimi di Maria Vergine adolorata sopra di cui è esposto in cartello il motto "Ave Mater dolorosa" et al di sotto il motto "Omnis consumationis vidi finem", et di poi si entra nella Chiesa Arcipreturale a fare l'adorazione del Santissimo".

La Via Crucis

L'antichità di questa chiesetta risulta dalle modalità di costruzione e dalla tipologia dell'abside (XI sec.), e nel 1595 il vescovo Carlo Bascapè in visita pastorale la definiva "oratorio antico".

Le dimensioni sono le stesse della chiesa romanica di San Sebastiano di Villa Lesa (sec. XII), ma il motivo della sua edificazione, cosi isolata mezzo alla campagna, nonostante le ipotesi avanzate resta inspiegato. Forse fu un luogo di culto precristiano, al quale attribuire gli incavi (coppelle) incisi in una delle rocce del prato antistante. Resta il fatto che per secoli gli abitanti dei villaggi vicini, da Stresa a Graglia, si incontravano qui durante le Rogazioni.

L'iscrizione latina murata sopra la porta si riferisce a un fatto specifico: "La tempesta mi ha sommerso - Salmo 89 - nell'anno 1713 il giorno 14 agosto - Mostrati a noi nel tempo della tribolazione- Hester 14-0 beata Vergine Maria". Non è chiaro se l'invocazione sia di una persona scampata a una burrasca (sul lago ?) o a un maltempo eccezionale che danneggiò la stessa chiesa, in seguito al quale dovette con un notevole lavoro di restauro.

L'interno è la parte più interessante. Il catino dell'abside ha tre fasce di affreschi. Il più alto rappresenta il Cristo benedicente tra i quattro evangelisti.

Poiché in un inventario del 1714 si dice che in questo spazio era raffigurato il Padre Eterno, deve trattarsi di un rifacimento ottocentesco. Invece forse al XV secolo, o ancora più indietro nel tempo, risale l'affresco sottostante, una teoria dei dodici apostoli ritratti frontalmente in atteggiamento di fissità ieratica, che richiama stilemi bizantini.

Altrettanto antiche e primitive, ma più mosse, sono le immagini dei mesi dell'anno con le loro occupazioni, che costituiscono la fascia più bassa di affreschi, rovinata alle due estremità.

Infine il restauro del 1995 sotto l'intonaco che ricopriva le vele dell'abside ha riportato alla luce i resti di una Annunciazione che fanno pensare a un lavoro quattrocentesco.

Al centro dell'altare troneggia la statua lignea del santo, di epoca imprecisata, dal quale fin dai primi documenti prende il nome la chiesetta.
Per ritornare percorrete a ritroso lo stesso cammino che avete usato per salire.

San Paolo

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